L'incontro di ieri tra Articolo Uno e Campo Progressista ha segnato un passaggio importante per la sinistra, a mio avviso non del tutto convincente, ma che rappresenta un punto di partenza e non può voler dire abbandono. Questo non significa nascondere le perplessità.

Vale la pena di ragionare su due piani: il primo è quello del comunicato stampa emesso da Articolo Uno e pubblicato sul sito del Movimento.

Proviamo a vedere punto per punto.

  1. “Costruzione di un centrosinistra innovativo capace di battere le destre e i populismi e alternativo alle politiche sbagliate del Pd di Renzi”. E' in sostanza la definizione del progetto politico del nuovo soggetto. A me sembra che l'obiettivo di costruire un “centrosinistra innovativo” sia un errore perchè presuppone condizioni oggettive che non ci sono perchè non esiste un PD diverso da quello di Renzi. La mutazione genetica di quel partito nella pratica politica, nei contenuti, nei programmi, nella natura del gruppo dirigente è irreversibile nel breve periodo. Se anche Renzi venisse messo da parte, e non mi pare che esistano le condizioni, le politiche non cambierebbero nei contenuti e nelle forme della politica. Sono sempre più convinto che senza una scomposizione e una ricomposizione delle forze in campo, a cominciare dal PD, non sia possibile costruire uno schieramento realmente progressista per quello che possiamo anche chiamare nuovo centrosinistra. Il primo passo è costruire un soggetto politico della sinistra con contenuti programmatici alternativi a quelli che hanno caratterizzato le forze e gli schieramenti di governo degli ultimi venti anni ed in grado di mettere in campo una nuova pratica politica che riesca a coinvolgere iscritti e militanti nelle decisioni importanti e nella scelta dei gruppi dirigenti.

  2. “un confronto, senza veti o pregiudizi, con tutti i soggetti civici e politici che condividono la necessità di tale percorso”. E' un punto importante, ma che rischia di favorire un semplice schieramento elettorale e taglia fuori molti dei soggetti civici e dei movimenti che non si accontentano di una prospettiva di un centrosinistra seppure innovativo. Il rischio è di configurare un soggetto politico che venga letto come il PD buono. Lo si capisce già dal comunicato di Sinistra Italiana e lo si capirà, forse, da quale sarà l'atteggiamento di Pisapia alle tante feste del PD (mi fa ribrezzo chiamarle Feste dell'Unità, che erano tutta un'altra cosa) alle quali parteciperà quello che Bersani ha nominato leader del nuovo schieramento.

  3. “un confronto stringente col governo in vista della legge di bilancio per conseguire l’obiettivo di una svolta sulle politiche economiche e sociali a partire dal lavoro, dalla scuola e dalla sanità”. Ragionamento condivisibile e importante che andrebbe sostanziato di contenuti chiari e condivisi. Sulla stampa leggiamo che le trattative con il governo saranno condotte da Pisapia. Su quali basi e su quali contenuti? In questi giorni, in tutto il paese migliaia di militanti lavorano alle feste di Articolo Uno, partecipano alle discussioni sui temi del lavoro, della sanità, dei migranti, della giustizia sociale. Si terrà conto di quanto emerge in questa discussione? Gli iscritti saranno chiamati a partecipare alla definizione dei contenuti o tutto sarà affidato a pochi dirigenti? C'è tempo per discutere in tutta la sinistra e per costruire dei contenuti condivisi con il nostro popolo.

  4. “imprenscindibile l’approvazione dello ius soli”. Solo per memoria: lo Ius soli non andrà in discussione e non sarà approvato. Il PD ha fatto la sua scelta. Quali iniziative vogliamo prendere in mancanza di un voto parlamentare?

  5. “in autunno un grande momento di coinvolgimento popolare”. Su questo punto serve una grande chiarezza. Si tratta di una assemblea nazionale di un giorno? La scelta del leader con le primarie? La conclusione di un percorso da fare tutti insieme sui territori con la nomina di rappresentanti e delegati ad una assemblea costituente del nuovo soggetto politico? Ci vogliono delle risposte e il mio auspicio è che i militanti, gli iscritti, i simpatizzanti prendano posizione e avanzino subito delle proposte su questo punto. E che i dirigenti mettano a disposizione documenti su cui discutere.

  6. “due sistemi elettorali disomogenei tra camera e senato”. E' molto difficile che si riapra il confronto sulla legge elettorale, ma è positivo che si chieda almeno di uniformare i due sistemi anche se oggettivamente le caratteristiche del voto al Senato sono oggettivamente diverse a partire dal corpo elettorale per finire al criterio di rappresentanza regionale.

La seconda questione è di metodo e riguarda il rinnovamento della politica. In questi giorni nelle tante feste si sono tenute discussioni generali che hanno visto la partecipazione di tanti compagni. Non sarebbe stato il caso di partecipare della linea che si è perseguita nell'incontro con Campo Progressista i compagni con la massima chiarezza e linearità, piuttosto che rimanere sul vago? Negli ultimi anni il PD è andato progressivamente degenerando in un partito di apparati e notabiliti, con clan, consorterie, gruppi di potere. I compagni che sono usciti per costituire Articolo Uno (non mi riferisco ai dirigenti ma mi auguro fosse così anche per loro), le migliaia di militanti che si sono iscritti chiedono un cambiamento radicale, di poter tornare a discutere, di contribuire al formarsi delle decisioni. Chiedono l'abbandono di una pratica politica, quella renziana, fatta di annunci, di decisioni, di svolte assunte dal capo e dal gruppo dirigente costruito a sua immagine. Non basta essere i dirigenti “buoni”, quelli che hanno lasciato il PD, perchè le cose cambino: serve piuttosto una nuova pratica politica, ossia che quei dirigenti abbiano la capacità di ascoltare, di far crescere la partecipazione alle decisioni, di inventarsi nuovi modi di chiamare ad una partecipazione attiva in primo luogo i militanti e coloro che sperano che la politica possa averli di nuovo protagonisti.

La strada è lunga, ma non serve né il silenzio, né la fiducia incondizionata, né la fuga da questo difficile percorsa. I compagni ricorderanno un monologo di Dario Fo in cui dopo lunghe peripezie tre tigri che salvano un soldato dell'esercito rosso, diventano amiche di un intero villaggio, e quando, a seguito di un’incursione dei soldati di Chiang Kai-shek, si schierano dalla parte dei contadini e mettono in fuga gli assalitori, diventano un po’ l’arma che quei contadini potranno usare ogni volta che saranno aggrediti. Alla vittoria del Partito, i dirigenti dicono ai cittadini del villaggio che quelle tigri non servono più, ma il popolo risponde che no, servono ancora, perchè se il partito li tradirà loro potranno ancora liberarle.

Ecco, noi siamo quel villaggio: non possiamo disperderci, dobbiamo dire la nostra, organizzarci, avanzare proposte, non rinunciare alla critica, trattare i nostri dirigenti alla pari, avendone stima, ma non accogliendo passivamente il loro punto di vista. Dobbiamo lavorare per questa benedetta sinistra, ma ricordando a tutti che abbiamo le nostre tigri: la passione, l'intelligenza e la voglia di contare.